“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti –ANTONIO GRAMSCI -”

giovedì 3 marzo 2011

Verona. Unità d'Italia, comitato chiede la rimozione della statua di Garibaldi

Neonato gruppo antirisorgimentale domanderà al Comune di
issare un monumento a Pio IX e cambiare la toponomastica



 






 



 

 

 

VERONA - Al bando la statua di Garibaldi a Verona e al suo posto quella di Pio IX: stavolta, dopo essere finito bruciato su un falò venetista, l'eroe dei due mondi è finito nel "mirino" dei neonati Comitati antirisorgimentali, un gruppo costituitosi da meno di una settimana e che domani presenterà a Verona adesioni e dirigenti.
«Una delle nostre prime iniziative - dice Matteo Castagna, portavoce - sarà di chiedere al Comune di togliere la statua di Garibaldi e issare quella di Pio IX. Poi faremo la proposta di cambiare la toponomastica cittadina e abbiamo già pronto un elenco di eroi della pre Unità, prima di quel gesto violento che non ha unito ma diviso gli italiani e che è stato portatore di guerre civili».

Nel novero dell'elenco degli scontri "fratricidi", per Castagna, esponente di una associazione cattolica tradizionalista locale, c'è anche quello del periodo 1943-45 tra gli aderenti alla repubblica di Salò e chi ha combattuto per la resistenza. Secondo Castagna, ai Comitati contro il Risorgimento hanno aderito associazioni e singole persone che gravitano nell'area dei cattolici tradizionalisti, del venetismo, dei movimenti che sembrano richiamarsi al periodo del regno delle due Sicilie.

Tra le iniziative annunciate anche l'invito ai cittadini il 17 marzo di non esporre il tricolore; anzi, di non mettere sui davanzali nessuna bandiera. Al massimo, se aqualcuno non sa resistere, quelle degli Stati preunitari. Tra i simboli dei Comitati il leone di san Marco listato a lutto. «Il 17 - aggiunge - daremo vita a contromanifestazioni con banchetti autorizzati per far conoscere la verità sul Risorgimento»; e ancora, volantinaggi e presentazioni di libri. E il Garibaldi sul rogo? «un gesto simpatico - chiosa il portavoce -; non è finita sul fuoco la persona, ma l'idea che rappresenta», su cui il giudizio non è dolce.

Fonte Il Gazzettino.it
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