“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti –ANTONIO GRAMSCI -”

giovedì 23 luglio 2015

“Je suis teron”, aperitivo solidale con Foresta Happening all’Arcella dopo la polemica tra il sindaco Bitonci e il consigliere comunale calabrese.

PADOVA. “Je suis teron”. Questo il motto scelto e scandito da meridionali e padovani, che per solidarizzare con il consigliere calabrese Antonio Foresta, originario di Grimaldi (Cosenza), chiamato “terrone”dal sindaco Massimo Bitonci in consiglio comunale, si sono dati appuntamento all’Arcella per un “aperiterrone”. Hanno indossato le t-shirt con la scritta “Je suis teron” (i fondi raccolti per la stampa andranno al Cuamm) e hanno urlato il loro sdegno per la vicenda che ha visto coinvolti Foresta e Bitonci.

"Je suis teron", la manifestazione all'ArcellaLa manifestazione di solidarietà al consigliere comunale Antonio Foresta. Ecco il commento del diretto interessato (video Luca Preziusi)


Soprattutto calabresi e pugliesi i presenti al fianco di Foresta, ma anche diversi padovani (tra cui l’ex leghista, ora passato con Tosi, Pierfilippo Pavanini) che hanno preso le parti del calabrese, e hanno approfittato per prendersela con il sindaco: «I leghisti possono nascondersi quanto voglio, ma quando vai a grattare sappiamo bene di che pasta sono fatti» hanno dichiarato."Je suis teron": le magliette e il par

Bitonci aveva invitato Foresta ad andar «via, terrone» dopo che quest’ultimo gli aveva dato del «disgraziato» durante l’ultima seduta del consiglio comunale. «Il sindaco non mi ha ancora chiesto scusa» ha dichiarato ancora Foresta «ma io sono un tipo paziente e saprò aspettare. Però non mi venga a parlare proprio lui di careghe».

"Je suis teron", le testimonianzaLe testimonianze di solidarietà a Antonio Foresta raccolte da Luca Preziusi

La manifestazione spontanea, nata tra amici ed elettori di Antonio Foresta, ha visto la partecipazione anche di Luigi Tarzia (ex lista Ivo Rossi) e Sebastiano Arcoraci (ex lista Saia).

Fonte: il mattino di Padova 


lunedì 11 maggio 2015

La lontananza è come il Veneto

di Isidoro Malvarosa - Se immaginassimo gli emigrati calabresi disposti dentro un'aula parlamentare, potremmo tranquillamente sistemarli in un grande blocco centrale sormontato da due ali estreme. Da una parte gli oltranzisti/traditori che hanno rinnegato la Calabria, dall'altra i mammoni/sospesi che non riescono a recidere il cordone ombelicale con la madre patria.

I primi hanno tagliato quasi del tutto i legami, rientrano sempre meno (non torneranno più), sono integrati nella città che li ha accolti, provano a cambiare accento (o quantomeno a dissimulare il proprio); della Calabria, se proprio ne devono parlare, ne parlano male.

Gli altri rientrano un fine settimana sì e l'altro pure, telefonano tre volte al giorno a casa, frequentano solo altri calabresi, mangiano soltanto cibi importati dalla Calabria, hanno la Calabria sempre in testa e nel cuore, farebbero carte false per ottenere un trasferimento giù.

In mezzo, il grande blocco: quelli che un giorno maledicono la Calabria e l'altro la rimpiangono, orgogliosi delle proprie origini e dilaniati dai sensi di colpa, consci delle meraviglie del mondo, felici e allo stesso tempo pentiti di essere partiti, di non aver sì fatto la fine della rana nel pozzo, eppure consapevoli di non poter più tornare indietro, di non poter essere più quelli di prima.

Questi emigrati, la stragrande maggioranza, a sentir dire che "la Calabria non è il Veneto", non hanno nessuna reazione di sdegno. Probabilmente non vivrebbero nel Lazio, in Lombardia, in Piemonte, se fosse vero l'inverso. Eppure il calabrese residente s'indigna. Nordista! Leghista! sono le accuse più docili a chi si è permesso di proferire la frase. Traditore! Fuoco amico! a chi ha avuto l'onestà intellettuale di benedirla. Nientemeno che il presidente Oliverio, il massimo rappresentante politico dei calabresi.

La reazione, come sempre in questi casi – e mai quando si tratta di arresti per truffe ai danni della comunità o per associazione mafiosa – non si fa attendere: ci si riscopre pieni di amor proprio, in Calabria improvvisamente funziona tutto.

E se non funziona è soltanto colpa di chi quelle frasi le pronuncia e mai del calabrese. Del compare cui telefoniamo per farci saltare la fila all'INPS, del barelliere che accetta di fare il volontario 14 ore al giorno all'ospedale "perché poi lo sistemano", di chi si ostina a non fare la differenziata e continua a gettare la spazzatura per strada, del calabrese che ha fondato la 'ndrangheta, del turista da fottere una volta e non far più ritornare, dell'impiegato che timbra e va a fare la spesa, del Messina che ha regalato la partita al Savoia.

È, come sempre, colpa dell'altro. Di chi riporta la realtà, del nord brutto e cattivo, dei Savoia, della Fiat, del mostro a tre teste. Senza porsi il dubbio che, forse, la povertà ce la siamo un po' cercata, costruita da noi, subita e accettata.

Se la Calabria non è il Veneto è certamente colpa di decisioni politiche nazionali miopi, quando non premeditate. Ma si è trattato di scelte avallate da una classe dirigente meridionale in larga parte incompetente, se non collusa, espressione di un elettorato ignorante, imprevidente e corrotto. Calabresi che hanno mercanteggiato diritti collettivi con rendite parassitarie, lotte sindacali con pensioni d'invalidità, fondi europei per lo sviluppo con gettoni di presenza ai corsi di formazione, infrastrutture con posti al catasto. Facendosi ammansire dalle promesse elettorali di turno, dal contentino, dalla promessa dell'assunzione nei vigili, dal 'po vidimu'.

E mentre nessuno impuntava i piedi e scendeva in piazza quando lo Stato si piegava a loschi politicanti locali e appaltatori, mentre la 'ndrangheta presidiava i porti e i mafiosetti del rione occupavano lentamente i luoghi del commercio e del potere; le anime belle diventano ipersensibili davanti alla realtà dei fatti. Una realtà drammatica nella quale i calabresi sono stati parte attiva.

Vittime e carnefici.

Accalorati patrioti, ma mai coerenti.

Pronti a vendersi per un piatto di spaghetti. Quell'ennesima concessione piovuta dall'alto, l'assistenzialismo cui proprio non sappiamo rinunciare. La visione d'insieme, la forza di rifiutare – gli avanzi, i favori, il rispetto da portare – che davvero ci manca.

E se fuori possiamo fare scudo, batterci la mano sul petto e dire 'La Calabria non si tocca', 'Sono calabrese e me ne vanto'; guardandoci negli occhi non ci resta che ammetterlo: Già, la Calabria non è il Veneto, purtroppo.

Fonte: il Dispaccio


giovedì 7 maggio 2015

LETTERA AL PRESIDENTE RENZI: LA CALABRIA NON È COME IL VENETO!

Carissimo Signor Presidente, sono io, Giusy la calabrese.

Volevo in breve, ma tanto in breve, in breve assai, in brevissimo appunto, dirle io il perché la Calabria non potrà mai essere come il Veneto (e il Veneto mai potrà diventare come la Calabria).
Vede: “una mamma (Calabria) fa per cento figli, cento figli (politica italiana) non fanno per una mamma (Calabria)”.

Alla Calabria avete spolpato l’osso ed il mastrosso. Le sono state inflitte piaghe mai risanate. L’avete devastata con la mala politica, i soprusi, le ingiurie. ve la siete giocata ai salotti dei mangia franchi, e per chissà quale piglio, le avete sempre addebitato il carico pieno, ciclico e continuo dell’emigrazione. Le avete tolto i padri, afflitto le madri. Le avete rotto la noce del collo a tradimento, con le colpe, i pregiudizi, i preconcetti. Le avete aumentato le distanze. Abortito i ventri gravidi. L’avete incarognita, l’avete!

Quaggiù, venite, tirate le pietre, e poi partendo, nella strada del ritorno, nascondete la mano. Quaggiù, caro il mio Presidente, non ci sono marionette, e neppure i burattini di Collodi. Non ci sono voti e schede elettorali. Qui, ci sono uomini. Numeri infiniti di uomini capaci, ingegnosi, dotti. Quaggiù ci sono menti, che nel più bello, (e voi sapete come), vi fottete. E a chi resta promettete terre marge e mari di morti.

Guardo il mio Tirreno, penso allo Ionio, e non più pesci guizzare vedo, ma corpi. Corpi fragili, senza speranza. Mattanze di carni lamentose, e noi qui, a lavorare mettendo croci, per comporre i cimiteri dell’acqua.
La ‘ndrangheta? Beh!, la ‘ndrangheta non è la causa, ma l’effetto più devastante di un’Altitalia che si sciacqua i cenci con l’acqua degli Dei, e poi li maledice.
Venga signor Presidente. Venga quaggiù con tanti viaggi: in automobile, in treno, e pure in pullman. Badi bene, che quando sarà a percorrere la Salerno-Reggio, le toccherà d’uscire a Laino Borgo. È qui che si fanno i rafting più avventurosi che possa immaginare.

Poi segua fin giù giù. Vediamoci a Capospartivento. Due chiacchiere. Giuro, soltanto due, perché nel viaggio di ritorno, possa ricordarsi di una terra bella, che è stata, ed è, la NOSTRA prima Italia.
Ad maiora presidente.

Giusy Staropoli Calafati (la calabrese)

Fonte : giusystar.myblog.it

sabato 2 maggio 2015

LA TERZA SOCIETA’

Di Bruno Pappalardo

Così viene oggi definita,  “TERZA SOCIETA’”. E’ quel nuovo modello sociale tanto diffuso. Quale?
E’ una specie di ceto.  

Spiego: La PRIMA, dovrebbe comprendere i lavoratori cosiddetti “garantiti”, dipendenti pubblici e privati permanenti e con una forte rappresentanza politico-sindacale.

La SECONDA, invece quella di soggetti esposti a rischio. Le piccole imprese, lavoratori autonomi  et cetera,  rappresentati solo dai propri datori di lavoro.  (o qualche padronato)

Ecco la TERZA! E’ un microcosmo di “ESCLUSI”. Un mondo di “ outsider” o “lavoratori a nero” ( spesso immigrati) o disoccupati in genere tra cui quelli che cercano lavoro attivamente e quegl’altri che non lo cercano affatto perché depressi, delusi e respinti. E’ quella senza alcuna GARANZIA. Tra questi, risaputo, moltissimi giovani e donne.
Sono circa 9 milioni!
Sono italiani di cui 3 milioni stabili disoccupati.

Ora dividiamo, per capirci e con le dovute distinzioni, l’Italia in tre pezzi: Nord Ovest-Est; Centro e SUD (meridione)

Ebbene quasi 5 milioni sono su quest’ultimo territorio. Il 47,6%.

La nostra lotta è rivolta a tutti loro ma in particolare al Sud dove persiste statuale la disoccupazione più feroce e inamovibile.
Paradossale! Una delle cause maggiori di depressione produttiva  al Sud è stato la lotta al “lavoro nero”. La riduzione di lavoro è stata generata anche da questa (solo il 7,7 % - al Nord il 20%)
Degli indicatori, tuttavia, degli indicatori raccontano che parte di questo,  dal Sud sia (anche il “nero” ) sia   EMIGRATO AL NORD!

AIUTIAMO, DUNQUE,  CON RISORSE MIRATE QUESTO ENORME TERRITORIO  CHE NON CERCA ASSISTENZIALISMO, ( qualora  ancora così fosse traboccherebbe la povertà)  MA SOLO EQUAGLIANZA DI DIRITTI, CORRISPETTIVI DOVERI MA SOPRATTUTTO NUOVI IMPULSI PER SCHIACCIARE LA “TERZA SOCIETA?” FIGLI DISONORATI  E CALPESTATI  DALLA FORNERO.



Primo Maggio una data ( e un luogo ) da non dimenticare!





PIETRARSA  NEL  CUORE  DEL  SUD

Il PARTITO DEL SUD invita in questo 1° Maggio al ricordo in omaggio alla memoria degli operai (ufficialmente 4, ma probabilmente circa una decina) fucilati a Pietrarsa , vicino Napoli, fuori la gloriosa fabbrica di locomotive vanto dell’ex Regno delle Due Sicilie e leader in Europa. La fabbrica fu smantellata per favorire la crescita dell’Ansaldo di Genova. L’opera iniziò riducendo le maestranze, inasprendo l’orario lavorativo e tagliando parte della retribuzione. Vi fu la prima rivolta operaia d’Italia, repressa il 6 Agosto 1863 con la fucilazione di alcuni operai, prime vittime dell’industria del neonato Regno d’Italia.

Il PARTITO DEL SUD, come da comunicato del 13 Giugno 2013 u.s., a fronte della nomina, come delegato del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, di Andrea Balìa nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli per nomina diretta, ha ottenuto l’ importante risultato nella prima seduta del 12 Giugno 2013 su relative proposte dello stesso partito :

    - la titolazione di strada/piazza ai “Martiri di Pietrarsa”.

   Prossimamente verrà calendarizzata la cerimonia di titolazione con ufficializzazione relativa targa.

  Tra i commissari incaricati e votanti della Commissione Toponomastica anche il prof. Vincenzo Caratazzolo, sempre iscritto al Partito del Sud, (docente universitario in 3 Atenei, ex alto dirigente Alitalia, esperto di trasporti e in merito a ciò membro di relative commissioni parlamentarie ).

Il PARTITO DEL SUD ritiene che il pensiero di tale triste evento debba essere ben presente nella memoria d’ogni meridionale e vada omaggiato in modo concreto come da nostro impegno ad ottenere la titolazione d’una strada che renda costante e tangibile il segno dell’omaggio in memoria del sacrificio dei nostri fratelli. Condivisibile ogni cerimonia in merito, pur ritenendo il Partito del Sud più fattivi e concreti contributi reali come quello ottenuto dal lavoro di cui si fa carico il partito a fronte d’un impegno costante e al riconoscimento che riceve da nomine e collaborazioni politiche che ne permettono l’attuazione.

PARTITO DEL SUD

lunedì 6 aprile 2015

Il Meridionalismo deve trovare rappresentanza, deve inquinare i luoghi comuni delle politiche correnti.


cropped-testatablog2.jpgSono molti coloro i quali (anche tra chi non è proprio meridionale o meridionalista) dicono che il Sud è sparito dalle politiche dei governi e che non ha più (semmai ce l’ha avuta) rappresentanza all’interno degli schieramenti politici.

Tutto assolutamente e drammaticamente vero. Il Sud divenuto problema, o meglio, è da sempre problema di un’Italia che guarda dall’alto verso il basso le sue terre non riuscendo, per questo, mai a mettere a fuoco, nelle visioni dei governi, le regioni che si trovano più in basso geograficamente. Ebbene questa Italia ha fatto in modo, con un’accelerazione nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni di unità d’Italia, di far nascere a sud un orgoglio nuovo e una riscoperta delle proprie radici, ancora molto debole (prima era assente), ma utile a far ripartire l’idea di un sud che può essere protagonista in Italia, in Europa, nel Mediterraneo.

Questo sentimento ha fatto sì che miriadi di movimenti, gruppi, iniziative, partiti si rifacessero al sud e alla sua rinascita politica ed economica.

Poi però questo slancio di è fermato: o davanti all’illusorio miraggio di una rinascita di un Regno delle Due Sicilie che non tornerà, o di uno pseudo grillismo meridionale, o di un sudismo in salsa leghista, o di un “tutti insieme appassionatamente” e isolati dal resto della politica “nazionale”…

Noi, come Partito del Sud, abbiamo sempre più in questi anni maturato l’idea che i grandi progetti si costruiscono a piccoli passi in avanti, microscopici alle volte, ma pur sempre in avanti. Le politiche si costruiscono con le “idee” e non solo con le invettive o con le denunce e soprattutto si costruiscono “inquinando” i luoghi comunidell’animeridionalismo o addirittura l’assenza totale di sud nelle visioni politiche di tutti i giorni.

Si costruiscono “stando dentro” le politiche e le dinamiche degli schieramenti, si costruiscono “iniettando sud” dove il sud non c’è, si incide su visioni federaliste e non assistenzialiste, si incide partendo dal quadro istituzionale presente e non ipotizzando cose inesistenti pensando di poter scimmiottare il separatismo Basco e Catalano oppure quello Scozzese.

Pensiamo che da sud si possa ricostruire un intero Paese con visioni nuove aperte al Mediterraneo, attente alla salute e all’ambiente, così come al lavoro. Pensiamo che si possa costruire passo dopo passo una maggiore collaborazione tra regioni del sud e città metropolitane per far avere un “peso politico” a queste nostre terre anche nelle decisioni troppo spesso prese altrove.

Bisogna lavorare politicamente, bisogna essere “rivoluzionari nelle idee e nelle proposte” un po’ meno alle tastiere dei PC, un po’ più dove si decide, dove si scrivono gli assetti futuri del Paese.

Crediamo in Sud forte, per questo lo vogliamo costruire mattone dopo mattone, non pensando alla bandiera da issare poi sul tetto, ma pensando alla solidità  della costruzione che la farà sventolare.

Michele Dell’Edera
Partito del Sud – Puglia.
 

martedì 17 marzo 2015

NON CI PUO' ESSERE UNITA' SE NON C'E' UGUAGLIANZA - IL 17 MARZO C'E' POCO DA FESTEGGIARE




Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza.
 Il 17 Marzo c’è poco da festeggiare

Ci accingiamo a rievocare il 17 marzo l’Unità d’Italia e ancora una volta, purtroppo, il rischio (molto concreto) è che la retorica prenda il sopravvento sulla sostanza.

L’Unità d’Italia acquista valore se gli italiani sono messi in condizioni di unità davanti alle sfide del futuro e del presente.

Non ci può essere unità se non c’è uguaglianza. E’ per questo motivo che il Partito del Sud invita istituzioni e cittadini a riflettere su quanto della sbandierata unità oggi è stato attuato a 155 anni dalla proclamazione (in francese) del Regno d’Italia.

Quello che oggi sappiamo è:
●       Che la storia che viene raccontata e fatta studiare nelle scuole non è ciò che è veramente accaduto 155 anni fa.
●       Che il Sud non era così arretrato così come lo si è voluto dipingere
●       Che l’emigrazione dalle nostre terre  è iniziata dopo 1861
●       Che la chiusura delle fabbriche, fiore all’occhiello del sud, si sono avute dopo l’Unità d’Italia
●       Che il Brigantaggio non è stato un evento di delinquenza comune, ma è stato anche, e soprattutto, rivolta ai soprusi degli occupanti e dei signori subito passati con i vincitori.
●       Che al Sud, ancora oggi, non ci sono ferrovie degne di questo nome
●       Che al Sud, non ci sono investimenti infrastrutturali degni di questo nome
●       Che al Sud, gli interessi bancari sono più elevati che al nord
●       Che al Sud, le assicurazioni costano di più e che non è vero che al sud ci sono più truffe che in altre parti d’Italia (dati ISVAP)
●       Che le assicurazioni auto sono obbligatorie e che quindi i cittadini del Sud onesti non possono essere discriminati rispetto a quelli del nord. (articolo 3 della Costituzione)
●       Che l’agricoltura e l’agroalimentare sono l’ossatura portante della nostra economia e che invece vengono considerati come un elemento secondario del PIL.
●       Che ciò che nei decenni è stato spacciato come intervento straordinario al sud da parte dello stato, si è rivelato in realtà un intervento sostituivo di quanto l’Italia doveva al Sud.
●       Che non è vero che il Sud vive alle spalle del Nord.
●       Che non è vero che il sistema universitario del Sud sia peggiore di quello del nord pur in presenza di investimenti minori, di forte discriminazione e di un’infima propaganda.  
●       Che quasi la totalità degli interventi per favorire le imprese al Sud sono finiti alle imprese del nord che sono venute, hanno intercettato i finanziamenti e poi sono scappate via.
●       Che il Sud è visto solo come un grande immenso mercato.
●       Che il Sud non deve intraprendere.
●       Che al Sud è concesso, per disperazione, di subire solo  il ricatto o lavoro o salute
●       Che il Sud è visto, grazie a una connivenza vomitevole tra malavita, politica e imprese senza scrupoli (quasi sempre del nord), come una grande discarica.
●       Che sulle scuole del Sud si investe molto meno (quasi nulla) rispetto alle scuole del nord
●       Che le risorse del sud, petrolio, energie alternative, risorse varie del suolo e del sottosuolo, sono prelevate al sud per arricchire aziende del nord o del resto d’Europa per lasciare al sud solo l’inquinamento
●       Che il Sud non merita una classe politica pronta a cedere tutto per un piatto di lenticchie
●       Che tutti gli italiani hanno il diritto, con le preferenze, di votare gli uomini e le donne che li rappresentano.


Allora, se è vero tutto questo, chiediamo quanto meno di festeggiare la verità.

L’Unità si costruisce con i fatti e l’attenzione alle persone, ai cittadini, 
non con la retorica.


martedì 6 gennaio 2015

CON IL SUD SI RIPARTE, PERCHE’ SUD E’ OGNUNO DI NOI “CON IL SUD SI RIPARTE”.

Insieme a tutti gli autori, un ringraziamento speciale al Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e all'ex Sindaco di Bari, ora candidato Governatore della Puglia, Michele Emiliano che hanno partecipato all'opera apportando un contributo significativo in termini di proposta, di fiducia e vicinanza ai nostri ideali meridionalisti progressisti. 

Un libro che tocca tutti gli aspetti della vita economica e sociale del Sud non fermandosi mai alla sola denuncia del problema, ma rilanciando sempre una o più proposte per ripartire. “Con il sud si riparte” non è quindi l’ennesimo elenco, quasi ragionieristico, di tutte le afflizioni di questa terra, ma una serie di proposte concrete per rimboccarsi le maniche, uscire dallo stato attuale e ripartire con slancio. 
Un libro di proposta, quindi, anzi di proposte, davanti alle quali non ci sarà nulla da controbattere, nulla da confutare, ci sarà, invece, da opporre e da proporre solo eventuali alternativi sistemi risolutivi, per spostare finalmente il dibattito dal "come eravamo e come siamo ora ridotti" al " come ripartiamo". 
La scelta della Casa Editrice Controcorrente di Napoli, oltre alla stima per l'Editore e alla pregevole cura del prodotto editoriale, è infine da valutarsi in un'ottica di coerenza con quanto da sempre propugnato dal nostro Partito e dai suoi aderenti, per ripartire veramente da Sud.

Natale Cuccurese

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CON IL SUD SI RIPARTE, PERCHE’ SUD E’ OGNUNO DI NOI “CON IL SUD SI RIPARTE”, 
più che un titolo di un libro è una convinzione tramutatasi in scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un sud protagonista del rilancio economico e sociale suo e dell’intero Paese e che, da sempre, caratterizza l’azione del Partito del Sud promotore di questa proposta editoriale. 

Hanno partecipato alla realizzazione di “Con Il Sud si Riparte” meridionalisti progressisti, studiosi, giornalisti, politici, uomini delle Istituzioni e la scelta della casa editrice, “Controcorrente” di Napoli, non fa altro che confermare questa vocazione di un Sud, di un Paese che può ripartire da sud. 

Il libro tocca tutti gli aspetti della vita economica e sociale del sud non fermandosi mai alla sola denuncia del problema, ma rilanciando sempre una o più proposte per ripartire. 

Dalle complesse problematiche legate alla cultura, patrimonio impareggiabile di arte, di storia e di identità, alle criticità del Servizio Sanitario Nazionale, alla Sicurezza, all’Istruzione e alla formazione, ai trasporti, alla salvaguardia dell’ambiente e così via. “Con il sud si riparte” non è l’ennesimo elenco, quasi ragionieristico, di tutte le afflizioni di questa terra, ma è il cimentarsi a cuore duro e con le mani dentro questo corpo infermo e sconvolto. 

La diretta e tormentata esperienza generatasi dalla conoscenza dell’intero territorio. “Terra a cui apparteniamo e oggi sentiamo, più di prima, di appartenere – ci dicono alcuni degli autori - e di cui volevamo, ma oggi pretendiamo, il riscatto incontestabile della sua rinascita, ma solo attraverso il proponimento esperto cognitivo di efficaci soluzioni”. “…

Ed in questo il sud dell’Italia ha una antica specializzazione che origina dalla Magna Grecia e che non è ancora stata sradicata dagli ultimi tristi decenni unitari – scrive Michele Emiliano nel libro - Questo spirito della Grande Madre Terra può essere ripreso, rivitalizzato attraverso una ricomposizione del rapporto tra studio, scienza, filosofia, virtù civiche, lotta al crimine organizzato, sapiente gestione della scarsità come metodo per il superamento della adolescenza politica e tecnologica del mondo”. 

Un libro di proposta, quindi, anzi di proposte, davanti alle quali non ci sarà nulla da controbattere, nulla da confutare, ci sarà, invece, da opporre e da proporre solo alternativi sistemi risolutivi. Maggiore sarà l’interesse intorno al Sud, ragguardevole e forte sarà l’impatto e l’immediatezza di queste proposte e molte meno, dunque, saranno le pagine vuote destinate al Mezzogiorno nelle agende in ogni governo. 

Perché “CON IL SUD SI RPARTE”? Perché L’Italia non dovrà essere più convinta che il Meridione ha ancora bisogno di evangelici aiuti fiscali o di franco denaro, ma perché dal Sud giunge il progetto, si potrebbe dire quasi la forza, che prevedrà la realizzazione collettiva di un futuro e di “manutenzione straordinaria”. “…Per costruire un Sud diverso, dobbiamo essere protagonisti del nostro destino e rimboccarci le maniche… - aggiunge Luigi De Magistris Sindaco di Napoli in “Con il Sud si Riparte” - …si esce rilanciando il Sud; …l’idea di una Repubblica progressiva fondata sul lavoro e che rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano il pieno raggiungimento dell’uguaglianza e della libertà, per i cittadini, nella solidarietà… Il Sud siamo noi…” Un Sud, diverso, un Sud da leggere, anzi da eleggere a propria passione e proprio impegno, perché “Con il Sud si riparte” è possibile. 

Dalla fine di gennaio nelle librerie. 
Da oggi nei cuori di ciascuno. EDIZIONI CONTROCORRENTE - NAPOLI Pagg, 194



domenica 4 gennaio 2015

IN MARCIA BRIGANTI !!


Un anno di Lotta e di Liberazione

Di Luigi de Magistris

L'esperienza alla guida di Napoli e la situazione dell'Italia ci hanno fatto maturare la convinzione che nel 2015 si deve lavorare duramente e con passione per la costruzione di un'alternativa democratica in un Paese le cui Istituzioni - al netto dell'encomiabile lavoro di una immensa moltitudine di donne e uomini che servono lo Stato - sono profondamente intrise di corruzione e mafie.
E' molto probabile, se non addirittura certo, che il futuro Presidente della Repubblica sia scelto, ancora una volta, tra persone dell'apparato sistemico. Siamo un oceano lontani da statisti quali Berlinguer e Pertini. Al Governo del Paese e al vertice dello Stato vige un patto tra Renzi/PD e il nuovo centro destra di Alfano, già segretario di Forza Italia, e con lo stesso Berlusconi. La triplice del blocco sociale, economico, culturale e politico.
Questo è quello che ci viene propinato con la boria della propaganda come il nuovo che avanza e il cd. cambia verso. Renzi sta proseguendo, con ancora maggiore protervia e autoritarismo, le politiche iperliberiste che hanno caratterizzato i Governi degli ultimi anni. Politiche antidemocratiche portate avanti a colpi di fiducia e decreti legge - in violazione dello spirito costituzionale - senza alcun significativo rilievo da parte del Quirinale. Soppressione dei diritti dei lavoratori - ad iniziare dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori - come nemmeno Monti e Fornero erano riusciti a realizzare.
Patto di stabilità sempre più opprimente che non consente agli amministratori locali di spendere e investire per i diritti primari delle persone e per migliorare i servizi delle comunità.
Provvedimenti, come lo Sblocca Italia, che aprono ad una stagione scellerata di commissariamenti, cementificazioni selvagge, trivellazioni, opere pubbliche faraoniche, dispendiose ed inutili, distruzione del nostro paesaggio, delle nostre terre e del nostro mare.
Situazione economica ed occupazione addirittura peggiorata nel Paese rispetto al Governo Letta.
Politiche distruttive nei confronti dei giovani e del mezzogiorno.
Solo nel campo delle guerre e degli armamenti Renzi ha fatto di più e speso di più. Come le politiche liberiste più radicali il governo pensa di rimettere in moto l'economia con armi, cementificazione selvaggia e opere pubbliche maestose. E' quello che piace a chi ha tanti denari: mafie e grandi lobby. Il tutto condito da una propaganda mediatica e una retorica divenuta sempre più evidente nella sua evanescenza. I partiti alternativi alla triplice e che non hanno governato recentemente da soli non riescono a contrastare questo Sistema che è anche pericoloso perché spesso utilizza la legalità formale intrisa di ingiustizia per mettere in campo il suo disegno.
Nel Paese, però, e' cresciuta in questi anni una lotta contro il Sistema: la elezione di sindaci al di fuori del sistema stesso, la nascita di movimenti civici, il risultato del M5S alle politiche del 2013, le battaglie di pezzi significativi di forze sociali, soprattutto le lotte di associazioni e comitati dal Nord al Sud del Paese. Per non parlare poi del lavoro coraggioso che servitori dello Stato stanno compiendo per ricostruire verità e giustizia con riferimenti a fatti drammatici della nostra storia. Uno per tutti, il PM Nino Di Matteo, simbolo di quella parte di Stato onesta e pulita. Insomma nel Paese reale il terreno è fertile per la lotta al Sistema e per la costruzione di un'alternativa culturale, sociale, economica e, quindi, Politica.
Il mio osservatorio, prima di magistrato di prima linea ed oggi di sindaco in prima linea, mi ha consentito di verificare anche che il Sistema mette in campo tutte le azioni possibili - ammantate spesso dai canoni del rispetto apparente della legalità formale - per abbattere chi si oppone ad esso perché non tollera di essere messo in discussione nel cuore del suo potere. Adesso il sistema va sconfitto con una rivoluzione culturale. Loro vogliono distruggere i beni comuni e noi li vogliamo preservare quali fonti di vita e di ricchezza, non di profitto.
Loro accumulano ricchezze in un sistema oligopolistico, e noi vogliamo eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche.
Loro accumulano capitali economici e finanziari e noi vogliamo distribuire meglio i beni materiali e dare prevalenza al lavoro rispetto al capitale. Un nuovo rapporto tra impresa e lavoro nel nostro Paese. Incoraggiare anche i tanti imprenditori coraggiosi che investono in modo onesto in Italia.
Loro vogliono distruggere terra e acqua e noi siamo convinti che la nostra Italia, la nostra bellezza, sia la più grande fonte di benessere, di ricchezza individuale e di soddisfacimento dei bisogni materiali se solo proviamo a valorizzarla e difenderla.
Loro costruiscono privilegi e consolidano una società oppressiva e repressiva, noi vogliamo liberare energie, emozioni e passioni, realizzare una società libertaria che attui i diritti naturali e costituzionali: diritto alla vita, alla sicurezza, alla salute, all'ambiente, alla cultura, all'istruzione, alla ricerca, alla casa, al lavoro.
Loro distruggono i diritti dei lavoratori e noi eliminiamo i loro privilegi. Vogliamo una società che si fondi sulle libertà e sui diritti civili: dove le differenze rappresentano una ricchezza. A Napoli in questi anni abbiamo lavorato per sconfiggere un blocco di potere molto forte fatto di apparati partitocratici, affaristi, prenditori di soldi pubblici, pezzi di blocco borghese che si arricchivano con il Comune, con le consulenze, facendo crescere il debito che poi i cittadini pagavano.
Le mafie dai colletti bianchi sono parte integrante di questo sistema profondamente corrotto. Noi crediamo fortemente nell'autonomia delle comunità locali. Napoli ha lanciato il progetto di città autonoma e lo realizzeremo. Da Sud stiamo dimostrando di essere un modello alternativo al Sistema: niente assistenzialismo, niente cricche e mafie, partecipazione popolare ad un modello sociale ed economico alternativo. La riscossa attraverso la cultura. Un processo di liberazione che passa dall'orgoglio di appartenenza alla propria terra. Napoli è una potenza e lo può essere per il Paese, non vogliamo favori, ma solo rispetto.
La nostra questione meridionale è quella di un popolo che vuole rompere le catene del sistema e liberarsi autodeterminandosi sprigionando energie, saperi, competenze, meriti, valori. Siamo assetati di Giustizia e sappiamo soffrire, e solo chi soffre può puntare alla rivoluzione più profonda. Si deve realizzare una nuova Lotta di Classe. Da una parte la classe del potere e del sistema, di quelli che hanno realizzato un blocco oligopolistico in cui le ricchezze e il potere sono concentrati in poche mani e con politiche liberiste producono condotte predatorie, annientamento dei beni comuni e distruzione, quindi, del nostro futuro. Dall'altro le classi subalterne, dei senza potere, che possono dar vita a un movimento popolare di massa, fatto da tutti coloro che vogliono attuare giustizia sociale e diritti costituzionali. Penso che solo una lotta di masse popolari possa liberare il Paese dal Sistema. Intellettuali liberi e non omologati, borghesia operosa, ceto medio produttivo che ha rappresentato il nerbo dell'Italia, operai, impiegati, proletari, sottoproletari, contadini, precari, disoccupati, studenti, giovani e pensionati.
Donne e Uomini che non si sono mai arresi, che lottano da sempre, che non mollano e che decidono di adottare gli indifferenti per farli schierare. Non si può stare a guardare, non basta avere le mani pulite se non le si mette in movimento per liberare le nostre terre. Come nei momenti storici più importanti ci si mette insieme - con amore e passione - per liberarsi da chi opprime, domina, priva, saccheggia.
Oggi bisogna liberarsi da un sistema che appare formalmente democratico ma si connota, invero, delle più profonde ingiustizie. La giustizia deve vincere contro gli abusi del potere e l'uso illegittimo del diritto. Spezzare le catene dell'indifferenza, dell'egoismo, della sopraffazione, dell'oppressione.
Io sono, non io ho. Io penso, non io mi omologo. Io amo, non io odio. Io dono, non io posseggo. Io vivo, non io sopravvivo.
Bisogna, quindi, organizzare le masse popolari, che devono preservare le loro autonomie, per applicare finalmente la Costituzione - nata dalla Resistenza - nel Paese.
Partiamo da Sud, ancora una volta come altre volte accaduto nella Storia, per unire il Paese in un processo di liberazione Politica.